Protesi d'anca e ginocchio: schede di valutazione

04/03/2018 - La Voce e il Tempo - Territorio

L’intervento di protesi totale d’anca (PTA) e di ginocchio (PTG) hanno oggi raggiunto elevati standard tecnologici attraverso l’impiego di software che permettono la scelta della migliore protesi nel singolo paziente in modo da poter velocizzare gli interventi, riducendo i rischi di emorragia e, soprattutto, di infezione che sono tra le più importanti complicanze di questi interventi....


Protesi d'anca e ginocchio: schede di valutazione

L’intervento di protesi totale d’anca (PTA) e di ginocchio (PTG) hanno oggi raggiunto elevati standard tecnologici attraverso l’impiego di software che permettono la scelta della migliore protesi nel singolo paziente in modo da poter velocizzare gli interventi, riducendo i rischi di emorragia e, soprattutto, di infezione che sono tra le più importanti complicanze di questi interventi.
Tuttavia è fondamentale, per la buona riuscita dell’intervento non solo in termini di efficacia clinica (sostituzione dell’articolazione danneggiata) ma anche di efficacia assistenziale (ripresa della corretta deambulazione) coinvolgere il paziente nei percorsi diagnostici-terapeutici-assistenziali attraverso una stretta collaborazione basata sulla comunicazione, comprensione e valutazione delle differenti fasi dei percorsi medesimi da parte del cittadino.
Si è pertanto definita, come strumento di rilevazione, una Scheda di Condivisione tra l’ospedale e il paziente idoneo all’intervento di PTA e PTG. La scheda viene consegnata al paziente al momento del ricovero e rimane in suo possesso fino alla dimissione. La Scheda, costruita per essere un semplice strumento di rilevazione, permette un’unica modalità di risposta (SI/NO) ad alcune specifiche domande inerenti 11 punti specifici del percorso, raggruppate in 4 fasi principali e, precisamente, Pre-ricovero, Ricovero (pre-intervento), Ricovero (post-intervento), Dimissione. Nella fase del Pre-ricovero, le due domande poste si riferiscono ai tempi di attesa (nel senso se l’informazione circa il tempo di attesa tra la chiusura di questa fase – che comprende visita specialistica, esami e visita anestesiologica – e il ricovero per l’intervento è stata sostanzialmente corretta) e alle informazioni cliniche (nel senso delle informazioni che sono state fornite circa il tipo di intervento – informativa e consenso che viene richiesto solo dopo che il paziente ha compreso quanto scritto nell’informativa spiegata dal medico – durante la fase del pre-ricovero stesso).
Nella fase del ricovero (pre-intervento) le tre domande si concentrano sugli aspetti di sicurezza del paziente che deve dare una risposta, positiva o negativa, circa la richiesta fatta su sue eventuali allergie a farmaci, se ha avuto la percezione della cura posta alla corretta identificazione dell’arto da sottoporre a intervento e se è stata impostata/valutata/informata/somministrata la terapia antitrombotica.
Nel percorso del ricovero post-operatorio si chiede al paziente di porre attenzione all’appropriatezza del trattamento (mobilizzazione entro 48 ore salvo diverse indicazioni esplicitate la medico specialista) e all’adeguatezza del trattamento, con particolare attenzione alla gestione del dolore post-operatorio e alla gestione della ferita chirurgica: in questo senso, la richiesta al cittadino non è quella di un giudizio ‘tecnico’ sul farmaco utilizzato o sulla medicazione in senso infermieristico ma sul fatto che vi sia stata una corretta presa in carico da parte del personale della gestione del dolore, se si è intervenuti con specifici protocolli, se la medicazione è avvenuta tenendo conto della relazione personale e con particolare attenzione alla persona.
Infine, nella fase di dimissione, l’attenzione è posta sulle informazioni circa la mobilizzazione e sul successivo percorso riabilitativo: anche in questo senso, la richiesta al paziente è di segnalare quanto ha percepito circa la capacità del personale di essere chiaro ed esaustivo, di aver risposto alle sue domande, di aver ridotto l’incertezza che ogni persona ha al termine di una degenza ospedaliera.
Al momento sono state raccolte schede di circa il 50% dei ricoverati per PTG che hanno dichiarato una conformità complessiva dell’87% con alcuni spazi di miglioramento soprattutto nella fase del pre-ricovero dove in alcuni casi non si è ottenuta una comunicazione per l’informazione su allergie e terapie antitrombotiche (peraltro presenti nelle cartelle cliniche); per quanto riguarda il ricoverati per PTA, le schede compilate sono il 75% circa e hanno dato un giudizio di conformità complessiva del 92% con alcuni miglioramenti, oltre a quelli evidenziati nel PTG, anche della prima fase circa i tempi di attesa.
Lo strumento ottiene due scopi principali: da un lato stimola il paziente ad agire in modo attivo e consapevole nel percorso di cura che lo coinvolge e dall’altro permette all’ospedale di misurare, in continuo, la capacità di dare adeguata informazione al paziente stesso di quanto fa e di come lo fa: in sintesi, si tratta dell’esplicitazione del “patto” tra struttura e cittadini che è il fondamento di qualunque garanzie del miglioramento della qualità dell’assistenza.

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