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Il Cottolengo si prende cura delle vene

Luglio 2018 - La Voce e il Tempo -Il Cottolengo si prende cura delle vene

“Ma dove ha lasciato le vene?”

Quante volte sarà capitato di sentirsi apostrofare così dall’infermiere che sta tentando di mettere una flebo. Eppure le vene ci sono ma in certe circostanze “spariscono”, “collassano”o si esauriscono dopo varie e prolungate terapie...

Luglio 2018 - La Voce e il Tempo

“Ma dove ha lasciato le vene?”

Quante volte sarà capitato di sentirsi apostrofare così dall’infermiere che sta tentando di mettere una flebo. Eppure le vene ci sono ma in certe circostanze “spariscono”, “collassano”o si esauriscono dopo varie e prolungate terapie con farmaci irritanti. Infatti alcuni farmaci, molto acidi o molto basici, e soluzioni molto concentrate (ipertoniche) possono favorire la comparsa di una flebite chimica se non vengono somministrati in una vena di grandi dimensioni (una vena centrale e non periferica) nella quale il maggior flusso di sangue diluisce la soluzione che viene infusa. Chi ha sperimentato durante un ricovero ospedaliero una cannula endovenosa - per le flebo o per le terapie - sa cosa vuol dire la sua sostituzione periodica, la ricerca di una nuova vena con la quale proseguire le cure. Le braccia possono perciò presentare segni di flebiti, stravasi, ematomi; le vene superficiali possono essere fragili sino a rendere quasi impossibile trovare un accesso venoso periferico e dover ricorrerea una cannula inserita in una vena del collo (la giugulare, una grossa vena che va direttamente verso il cuore).
  Il Cottolengo vuole superare queste sofferenze ai propri pazienti. E’ stato perciò creato un team di medici e infermieri con una specifica formazione certificata i quali si prendono cura dei pazienti con un problema di “vene difficili” o che devono effettuare cure (farmaci, liquidi, trasfusioni) per molto tempo o con farmaci particolarmente irritanti per le pareti delle vene e quindi a rischio di flebiti, trombosi ecc. L’ambulatorio in cui operano è dotato di adeguate apparecchiature come l’ecografo che permette di inserire in una vena del braccio i cateteri venosi -ad estremità centrale (“PICC”) o periferica (“Midline”) - non più “alla cieca” ma visualizzando direttamente la vena, anche profonda, la precisa inserzione dell’ago e la progressione del catetere. Sempre con la guida ecografica vengono posizionati anche i sistemi impiantabili collocati sotto la cute come i “Port”.
     
In tutti i casi in cui l’estremità interna del catetere finisce in una vena centrale è molto importante verificarela sua posizione esatta - poco prima del cuore – prima di infondere i liquidi o farmaci. Il controllo viene solitamente effettuato con una radiografia del torace.  Al Cottolengo però si adopera, da poco tempo, un nuovo sistema che evita di fare la radiografia risparmiando così il tempo di spostamento in radiologia, i costi e soprattuttol’esposizione del paziente a radiazioni. Il metodo consiste nel verificare, con un apposito monitor, l’elettrocardiogramma che rappresenta il segnale proveniente dall’interno del catetere stesso; in pratica la particolare valutazione dell’attività elettrica del cuore - “vista da vicino” attraverso il catetere - permette di stabilire quando la sua estremità si trova nel punto giusto.  

I dispositivi intravascolari sono diventati una componente essenziale della medicina moderna per la somministrazione per via endovenosa di liquidi, farmaci, sangue, emoderivati e nutrizione parenterale. Anche i materiali con cui vengono realizzati - il poliuretano, il polietilene, il silicone - sono notevolmente cambiati e migliorati per poter garantire il loro utilizzo anche per lunghissimi periodi (molti anni) o per resistere a pressioni elevate come quelle che si realizzano durante le infusioni per indagini radiologiche come le TAC con mezzi di contrasto. Il Cottolengo pone particolare attenzione alla qualità dei dispositivi e alle loro diverse caratteristiche affinché per ogni paziente possa essere scelto il dispositivo più appropriato. Così i pazienti ricoverati ai quali viene posizionato il catetere “giusto” possono, se necessario, essere dimessi a casa e proseguire con lo stesso dispositivo venoso le cure domiciliari con l’assistenza dell’ADI.

Infine, poiché le complicanze più gravi degli accessi venosi sono rappresentate dalle infezioni dovute al catetere endovenoso, vengono adottate rigorose misure di prevenzione elaborate dal comitato interno per le infezioni ospedaliere in collaborazione con il team dell’ambulatorio accessi vascolari. Le procedure o le istruzioni operative per la gestione quotidiana degli accessi venosi, delle medicazioni e dei dispositivi di fissaggio del catetere, che sono statiadottati in sostituzione dei vecchi punti di sutura, sono costantemente aggiornate - sulla base di linee guida scientifiche internazionali - e diffuse a tutto il personale sanitario.

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